Venezia, canali di Dorsoduro

Dorsoduro a Venezia: cosa vedere a piedi tra chiese, canali e collezioni d’arte

Spread the love
Reading Time: 13 minutes

Il sestiere di Dorsoduro si estende tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca, e da secoli combina attività religiose, culturali e commerciali. La passeggiata di ieri è partita dalla stazione di Venezia Santa Lucia, proseguendo a piedi attraverso calli e campi, con soste in chiese, scuole e musei che raccontano la storia e le trasformazioni del quartiere.

Campo San Pantalon

La prima tappa è stata Campo San Pantalon, dove si trova la chiesa dedicata al santo. La chiesa è nota per il ciclo di affreschi sul soffitto realizzato da Giovanni Antonio Fumiani tra il 1680 e il 1704. Il soffitto raffigura episodi della vita di San Pantalon con prospettive illusionistiche che coprono l’intera navata. All’interno si trovano anche altari e tele di artisti veneziani del XVII secolo, che mostrano la diffusione dello stile barocco nei luoghi di culto minori.

Campo Santa Margherita: storia, architettura e comunità

Campo Santa Margherita prende il nome dalla chiesa che un tempo ne occupava il lato nord e che, secondo le fonti, fu fondata già nel IX secolo e dedicata a Santa Margherita di Antiochia, figura martire del cristianesimo il cui culto era diffuso in varie parti d’Europa fin dall’Alto Medioevo. La chiesa fu riedificata nel 1687 su progetto di Giambattista Lambranzi, ma fu sconsacrata nel 1810 in seguito alle riforme napoleoniche che portarono alla soppressione di molte istituzioni religiose veneziane.

Dopo la soppressione, l’edificio venne usato come manifattura di tabacchi, deposito di materiali da costruzione, laboratorio d’artista, sala cinematografica e infine, a partire dalla fine del Novecento, come auditorium dell’Università Ca’ Foscari, struttura legata alla formazione accademica nella città lagunare. Il campanile della chiesa, ridotto per motivi di stabilità nel 1808, conserva elementi marmorei seicenteschi con motivi di draghi e creature marine, che richiamano simboli popolari e iconografie mitologiche presenti anche in altre chiese veneziane.

Il campo ha una forma allungata, sviluppatasi nel tempo soprattutto dopo la seconda metà dell’Ottocento, quando vari rii (piccoli canali) come il Rio della Scoazzera furono interrati per ragioni igieniche e per ampliare lo spazio pedonale. Prima dell’interramento, la piazza si affacciava su un canale e costituiva un punto di carico- scarico per merci e prodotti, come era tipico nella Venezia pre‑industriale.

Architetture e edifici storici

Nel campo si distinguono alcuni edifici che raccontano strati diversi della storia veneziana:

  • Scuola dei Varoteri: edificata nel 1725 per ospitare la confraternita dei conciatori di pelle (varoteri), una delle tante “scuole minori” che operavano nella Serenissima. Queste confraternite erano centri di assistenza e solidarietà per i membri di specifiche arti o mestieri, e la Scuola dei Varoteri rappresenta un esempio di come corporazioni artigiane si strutturassero anche nei campi cittadini. All’esterno, al secondo piano, si trova un rilievo marmoreo della Madonna della Misericordia datato 1501, residuo della precedente sede della confraternita e simbolo della protezione invocata dagli artigiani nei confronti dei propri associati. Oggi l’edificio ospita uffici locali.
  • Ospizio Scrovegni: poco distante, alla fine del XIV secolo, fu costruito grazie al lascito di Maddalena degli Scrovegni, nobildonna padovana che nel 1421 destinò fondi per ospitare “povere vedove”, indicando come nei campi veneziani non ci fossero solo edifici religiosi o confraternali, ma anche strutture di assistenza alla popolazione.

Intorno al campo si affacciano inoltre esempi di palazzi trecenteschi e gotico‑veneziani, come il palazzetto Foscolo‑Corner, con frammenti decorativi che rimandano all’architettura civile della Serenissima prima del Rinascimento, e case con altane (strutture lignee sul tetto usate per stendere panni al sole) che caratterizzano il profilo urbano tradizionale della città.

Vita sociale e urbanistica

Il campo per secoli ha svolto la funzione di spazio pubblico dove si svolgevano mercati di prodotti freschi come pesce e frutta, e dove le merci venivano scambiate, trattate e consumate. Un chiosco in pietra risalente al XVIII secolo testimonia questa attività mercantile legata alla vita quotidiana dei residenti.

Nel XIX e all’inizio del XX secolo, Campo Santa Margherita fu anche un centro di attività politica e sociale: qui si stabilirono sedi del Partito Socialista Italiano e della Casa del Popolo, riflettendo il ruolo della piazza come luogo di aggregazione civica oltre che commerciale.

Con l’espansione delle sedi universitarie come Ca’ Foscari e IUAV nelle immediate vicinanze, il campo è stato frequentato, a partire dal XX secolo, da studenti e studiosi. Dalla fine delle cerimonie di laurea emergono tradizioni come scherzi goliardici, elementi che si sono stratificati nel tempo accanto ai più antichi usi della piazza.

Scuola Grande dei Carmini e Chiesa dei Carmini

A pochi passi da Campo Santa Margherita si trova uno dei complessi religiosi più importanti del sestiere: la Scuola Grande dei Carmini e la vicina Chiesa di Santa Maria del Carmelo, conosciuta più semplicemente come Chiesa dei Carmini.

La Scuola Grande dei Carmini

La confraternita dei Carmini nacque nel 1594 come scuola piccola, cioè una confraternita laica dedicata alla devozione religiosa e alle opere di assistenza. Le scuole veneziane avevano un ruolo importante nella vita sociale della città: oltre alle pratiche devozionali, organizzavano attività caritative come l’aiuto ai poveri, il sostegno alle vedove e la partecipazione alle grandi processioni cittadine. Nel 1767 la confraternita fu elevata al rango di scuola grande, entrando quindi nel ristretto gruppo delle istituzioni più influenti della città.

L’edificio attuale fu costruito tra il 1627 e il 1638 su progetto dell’architetto Baldassare Longhena, uno dei protagonisti dell’architettura barocca veneziana. All’interno si trovano diverse sale decorate tra il XVII e il XVIII secolo.

La Sala Capitolare, cuore della scuola, conserva un ciclo pittorico dedicato alla Vergine del Carmelo. Tra il 1739 e il 1749 la confraternita commissionò alcune tele a Giambattista Tiepolo, tra cui L’Apparizione della Vergine del Carmelo a San Simone Stock, L’Angelo consegna lo scapolare e altre scene legate alla tradizione carmelitana. Questi dipinti mostrano l’uso della luce e delle composizioni diagonali tipiche della pittura veneziana del Settecento.

Dopo la caduta della Repubblica di Venezia e le soppressioni napoleoniche all’inizio dell’Ottocento, molte confraternite furono sciolte. La Scuola dei Carmini riuscì tuttavia a sopravvivere e ancora oggi è una delle poche scuole veneziane rimaste attive.

La Chiesa dei Carmini

Accanto alla scuola si trova la Chiesa di Santa Maria del Carmelo, fondata nel XIV secolo e affidata ai frati carmelitani. L’edificio fu costruito a partire dal 1286, ma nel corso dei secoli subì numerosi interventi che ne modificarono l’aspetto. La struttura originaria è gotica, mentre molti elementi interni risalgono a epoche successive, in particolare al periodo rinascimentale e barocco. Tra le opere conservate nella chiesa si trovano dipinti di artisti legati alla scuola veneziana del Cinquecento e del Seicento, tra cui Cima da Conegliano, Lorenzo Lotto e Jacopo Tintoretto.

Gli altari laterali presentano decorazioni marmoree e tele votive commissionate dalle confraternite e dalle famiglie del quartiere. La presenza di queste opere testimonia il ruolo della chiesa come centro religioso di riferimento per gli abitanti di Dorsoduro.

San Nicolò dei Mendicoli

Una delle tappe più interessanti della passeggiata è stata la Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, situata nella parte meridionale del sestiere di Dorsoduro, in una zona che conserva un impianto urbano molto antico e relativamente isolato rispetto ai percorsi più frequentati.

Origini del quartiere

Il nome Mendicoli deriva probabilmente dal veneziano “menegoli” o “mendegoli”, termine che indicava i pescatori e i lavoratori legati alle attività della laguna. In passato questa parte di Venezia era abitata da comunità di marinai, barcaioli e artigiani che vivevano vicino ai canali e ai piccoli approdi utilizzati per la pesca e per il trasporto delle merci.

Prima dell’espansione urbana della città medievale, quest’area era composta da isolotti separati da barene e canali poco profondi, successivamente consolidati con interventi di bonifica e di costruzione delle fondamenta. Per questo motivo la zona di San Nicolò dei Mendicoli è spesso considerata una delle parti più antiche della città dal punto di vista dell’insediamento umano.

La chiesa

La Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli viene tradizionalmente datata al VII secolo, anche se l’edificio attuale è il risultato di numerosi rifacimenti successivi. La dedicazione a San Nicola di Myra, protettore dei marinai, riflette chiaramente la composizione sociale del quartiere. Nel corso del Medioevo e del Rinascimento la chiesa fu ampliata e ristrutturata più volte, assumendo l’aspetto che conserva oggi, con una struttura semplice e proporzionata che si distingue dalle grandi chiese monumentali del centro.

L’interno presenta una pianta basilicale a tre navate, sostenute da colonne e archi che separano lo spazio liturgico. Le decorazioni comprendono dipinti della scuola veneziana tra XVI e XVII secolo, altari laterali con sculture lignee e decorazioni marmoree, un soffitto ligneo decorato con pannelli dipinti.

Tra gli artisti presenti nella chiesa viene spesso citato Alvise Vivarini, uno dei pittori legati alla tradizione veneziana del Quattrocento, autore di opere religiose diffuse in molte chiese della città.

Il campanile

Accanto alla chiesa si trova il campanile, costruito nel XII secolo e rimaneggiato nei secoli successivi. La torre presenta una struttura semplice in mattoni con cella campanaria aperta da bifore. Rispetto ai grandi campanili veneziani, quello di San Nicolò dei Mendicoli ha proporzioni più contenute, coerenti con il carattere del quartiere.

Un contesto urbano particolare

Il campo su cui si affaccia la chiesa, Campo San Nicolò, mantiene una dimensione raccolta, circondato da edifici bassi e da calli strette. Qui l’atmosfera è molto diversa dalle zone più frequentate della città: il traffico pedonale è limitato e la vita quotidiana si svolge soprattutto tra residenti. Questa zona ha attirato anche l’attenzione del cinema. La chiesa e il campo sono stati utilizzati come ambientazione per alcune scene del film Don’t Look Now, girato a Venezia nei primi anni Settanta.

Chiesa dell’Angelo Raffaele

Proseguendo verso sud si incontra la Chiesa dell’Angelo Raffaele, ufficialmente dedicata all’Arcangelo Raffaele. La chiesa esisteva già nel X secolo, anche se l’edificio attuale è il risultato di ricostruzioni e ristrutturazioni che si sono susseguite tra il XVI e il XVIII secolo. L’interno conserva una decorazione piuttosto elaborata rispetto alle dimensioni dell’edificio.

La dedicazione a Raffaele rimanda alla figura biblica dell’arcangelo guida e protettore dei viaggiatori, un tema ricorrente nelle chiese veneziane legate a comunità di marinai e lavoratori della laguna.

Chiesa di San Sebastiano

Poco distante si trova la Chiesa di San Sebastiano, una delle chiese più rilevanti dal punto di vista artistico nel sestiere di Dorsoduro.

La chiesa fu ricostruita nel XVI secolo e affidata all’ordine dei Gerolimini. È particolarmente nota perché al suo interno si conserva un vasto ciclo pittorico di Paolo Veronese, uno dei protagonisti della pittura veneziana del Rinascimento. Tra il 1555 e il 1570, Veronese lavorò alla decorazione della chiesa realizzando affreschi nel soffitto della sacrestia, grandi tele per la navata e il ciclo pittorico della sagrestia maggiore. Le scene raffigurano episodi della vita di San Sebastiano e altre narrazioni bibliche. I colori luminosi e le composizioni monumentali sono caratteristiche tipiche della pittura di Veronese.

Il pittore fu così legato a questo luogo che alla sua morte, nel 1588, venne sepolto proprio all’interno della chiesa.

San Trovaso e lo squero

Proseguendo verso il Canal Grande si arriva alla zona di San Trovaso, dove si trova la Chiesa di San Trovaso.

Il nome “Trovaso” deriva dalla contrazione veneziana dei santi Gervasio e Protasio, martiri milanesi ai quali la chiesa è dedicata. La struttura attuale risale al XVII secolo, ma la fondazione della parrocchia è molto più antica. L’edificio presenta una particolarità rara per Venezia: due facciate quasi identiche, una rivolta verso il rio e una verso il campo. Secondo la tradizione, questa soluzione architettonica serviva a separare due gruppi di fedeli appartenenti a famiglie rivali del quartiere. All’interno si trovano opere di artisti veneziani tra Cinquecento e Seicento, tra cui dipinti di Jacopo Tintoretto e Palma il Giovane.

Proprio accanto alla chiesa si trova uno dei luoghi più curiosi della zona: lo Squero di San Trovaso, uno dei pochi cantieri tradizionali ancora attivi per la costruzione e la manutenzione delle gondole. Lo squero ha un aspetto che ricorda i cantieri alpini, con edifici in legno inclinati verso l’acqua, progettati per facilitare il lavoro dei maestri d’ascia.

Le Zattere

Dalla zona di San Trovaso si raggiungono le Zattere, una lunga fondamenta che si affaccia sul Canale della Giudecca.

Il nome deriva dalle zattere di legname che in passato arrivavano qui trasportate dai fiumi alpini fino alla laguna. Il legname era una risorsa fondamentale per Venezia: serviva per le fondamenta degli edifici, per le navi dell’Arsenale e per molte attività artigianali. La fondamenta fu ampliata nel XVI secolo per permettere lo scarico delle merci e il passaggio dei carri. Ancora oggi si nota la larghezza insolita della passeggiata rispetto alle calli più strette della città.

Qui si trova anche la storica gelateria Gelateria Nico, aperta nel 1935 e famosa per il gianduiotto con panna, un dessert composto da gelato al cioccolato gianduia servito in bicchiere con panna montata.

Chiesa dei Gesuati

Proseguendo lungo le Zattere si incontra la Chiesa di Santa Maria del Rosario (Gesuati), uno degli esempi più importanti di architettura religiosa veneziana del XVIII secolo. La chiesa fu costruita tra il 1726 e il 1743 su progetto dell’architetto Giorgio Massari per l’ordine dei Domenicani. La facciata in pietra d’Istria presenta una composizione monumentale con colonne corinzie e statue di santi domenicani. L’interno è ampio e luminoso, decorato con stucchi bianchi e dorati.

Tra le opere più importanti si trovano tre grandi tele di Giambattista Tiepolo dedicate alla vita di San Domenico, realizzate tra il 1737 e il 1739.

Punta della Dogana

Alla fine delle Zattere si raggiunge la Punta della Dogana, uno degli snodi più importanti della Venezia commerciale. L’edificio attuale fu costruito nel 1677 su progetto di Giuseppe Benoni come dogana da mar, cioè il luogo dove venivano controllate e tassate le merci provenienti dal mare.

La struttura ha una forma triangolare e termina con una torre sormontata da una sfera dorata sostenuta da due figure di Atlanti. Sopra la sfera si trova una statua della Fortuna, che ruota con il vento e simboleggia l’instabilità della sorte nei commerci marittimi.

Dalla punta si apre una vista ampia sul punto in cui Canal Grande e Canale della Giudecca si incontrano.

Basilica di Santa Maria della Salute

Poco distante dalla Punta della Dogana si trova la Basilica di Santa Maria della Salute, uno degli edifici religiosi più riconoscibili di Venezia. La chiesa fu costruita come ex voto della Repubblica di Venezia dopo la grave epidemia di peste che colpì la città tra il 1630 e il 1631, causando decine di migliaia di vittime. Nel 1631 il Senato veneziano promise che, se la città fosse stata liberata dalla peste, sarebbe stata costruita una grande chiesa dedicata alla Vergine Maria. Il progetto fu affidato all’architetto Baldassare Longhena, uno dei principali protagonisti dell’architettura barocca veneziana.

La costruzione iniziò nel 1631 e proseguì per diversi decenni; la consacrazione avvenne nel 1687, alcuni anni dopo la morte dell’architetto.

Architettura

La basilica presenta una pianta ottagonale, scelta simbolica che richiama l’idea di rigenerazione e rinascita spirituale. L’edificio poggia su oltre un milione di pali di legno infissi nel terreno lagunare, tecnica costruttiva tipica dell’architettura veneziana. La grande cupola centrale, visibile da molti punti della città e dal Canal Grande, domina la composizione architettonica. La facciata, rivolta verso l’acqua, è arricchita da statue di santi e profeti.

Opere d’arte

All’interno si trovano numerose opere pittoriche, tra cui dipinti di Tiziano, come David e Golia e Abramo e Isacco, provenienti dalla chiesa di Santo Spirito. Sono presenti anche opere di Tintoretto e di altri artisti della scuola veneziana, oltre a un importante gruppo scultoreo sull’altare maggiore che raffigura Venezia liberata dalla peste, opera dello scultore fiammingo Josse de Corte.

La festa della Salute

Ogni anno, il 21 novembre, Venezia celebra la Festa della Madonna della Salute, una delle ricorrenze religiose più sentite dai veneziani. In quell’occasione viene costruito un ponte votivo temporaneo sul Canal Grande per permettere ai fedeli di raggiungere la basilica e partecipare alla processione. La tradizione nasce proprio dal voto fatto dalla città durante la peste del Seicento e continua ancora oggi, coinvolgendo residenti e visitatori.

Collezione Peggy Guggenheim

A poca distanza si trova la Collezione Peggy Guggenheim, ospitata nel Palazzo Venier dei Leoni. Il palazzo, progettato nel XVIII secolo dalla famiglia Venier, rimase incompiuto: doveva essere un edificio monumentale su più piani, ma la costruzione si fermò al solo piano terreno. Questa particolarità gli ha dato l’aspetto orizzontale che lo distingue ancora oggi tra i palazzi veneziani.

Nel 1949 il palazzo fu acquistato dalla collezionista americana Peggy Guggenheim, che decise di trasferirsi stabilmente a Venezia e di esporre qui la propria raccolta di arte del Novecento. Nel corso degli anni la collezione si arricchì con opere dei principali protagonisti delle avanguardie artistiche europee e americane.

Il museo conserva opere fondamentali dell’arte del Novecento, tra cui lavori di Pablo Picasso, Jackson Pollock, Salvador Dalí e Wassily Kandinsky.

Il percorso espositivo si sviluppa tra le sale del palazzo e il giardino delle sculture, dove sono collocate opere di artisti del XX secolo. Lo spazio esterno conserva anche la tomba di Peggy Guggenheim accanto a quella dei suoi cani, dettaglio che racconta il legame personale della collezionista con questo luogo.

Il ritorno verso la stazione

Terminata la visita, ho iniziato il percorso di ritorno verso la Stazione di Venezia Santa Lucia, attraversando nuovamente le calli di Dorsoduro. Il sestiere è uno dei più estesi della città e offre numerose altre tappe che meritano una visita: musei, chiese, palazzi e piccoli campi che raccontano secoli di storia veneziana. Anche dopo un’intera giornata trascorsa a camminare tra queste strade, rimangono ancora molti luoghi da scoprire.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti di Venezia: ogni itinerario, anche quando segue un percorso preciso, lascia sempre spazio a una prossima esplorazione.

Leave a Comment