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L’Eastern State Penitentiary: l’ex prigione abbandonata più inquietante di Philadelphia

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Questa tappa fa parte del mio road trip nell’est degli Stati Uniti. Se volete sapere che giro ho fatto, date un’occhiata all’articolo: Stati Uniti, itinerario di due settimane nell’East Coast.
E se cercate ispirazione visiva, trovate tutte le mie foto su Philadelphia nel mio spazio Flickr: https://www.flickr.com/photos/borntotravel77/albums/72157713095562238/

Se c’è un posto in grado di far venire i brividi anche in pieno giorno, quello è sicuramente l’Eastern State Penitentiary di Philadelphia. Una prigione abbandonata, un labirinto silenzioso fatto di corridoi fatiscenti, celle spoglie e un’atmosfera che sembra uscita da un film horror… ma che è tutto tranne che finzione.

Un po’ di storia: quando il silenzio era una punizione

L’Eastern State Penitentiary (ESP) fu inaugurato nel 1829 con un obiettivo innovativo per l’epoca: riabilitare i detenuti attraverso isolamento e meditazione, evitando le punizioni corporali.
Il concetto sembrava umano… ma la realtà era molto più dura di quanto ci si potesse aspettare.

I prigionieri venivano completamente isolati, senza alcun contatto con il mondo esterno né con gli altri detenuti. Passavano le giornate chiusi in celle piccolissime, in silenzio assoluto. Anche l’ora d’aria avveniva in piccoli cortili individuali, circondati da mura altissime. Nessuna voce, nessun volto, solo solitudine.

Per realizzare tutto questo, il penitenziario fu costruito con una forma architettonica molto particolare: sette lunghi corridoi si diramano da una torre centrale, come i raggi di una ruota. Questo permetteva alle guardie di controllare tutto da un solo punto, senza che i detenuti si incrociassero mai.

L’isolamento totale venne abbandonato nel 1913, ma l’ESP rimase comunque un luogo durissimo fino alla sua chiusura definitiva nel 1971.

Eastern State Penitentiary di Philadelphia

Oggi: il fascino oscuro del decadente

Dal 1988, l’Eastern State Penitentiary è aperto ai visitatori, ma – e qui sta il bello – non è mai stato ristrutturato. Quello che vedi è esattamente ciò che è rimasto: intonaci scrostati, letti arrugginiti, luce che filtra da finestre rotte. Un’esperienza forte, cruda e incredibilmente autentica.

All’ingresso viene fornita un’audioguida (in inglese), che in circa 40 minuti ti porta a scoprire una parte del carcere, raccontandoti la storia, le tecniche carcerarie, le curiosità più strane e anche qualche dettaglio macabro. L’atmosfera è intensa, ma mai gratuita: la visita è pensata per far riflettere, non per “spaventare”.

La cella di Al Capone

Tra le cose che attirano più attenzione c’è senza dubbio la cella di Al Capone, l’ospite più illustre del penitenziario. Fu incarcerato qui nel 1929 per possesso illegale di armi.
La sua cella – visitabile – è decisamente più “comoda” delle altre: un tappeto, una scrivania, perfino una radio! Uno spaccato perfetto della differenza di trattamento riservato a certi personaggi, anche dietro le sbarre.

Eastern State Penitentiary di Philadelphia, cella di Al Capone

Una visita da fare?

Sì, assolutamente. Se siete in zona Philadelphia, questa è una tappa che consiglio fortemente. Non aspettatevi un museo classico: l’Eastern State Penitentiary è un viaggio nel tempo, ma anche nella coscienza. Ti porta a riflettere su cosa significava (e significa ancora oggi) vivere dietro le sbarre.

La visita può essere intensa, ma non è mai sopra le righe. Perfetta se amate la storia, l’architettura decadente e i luoghi carichi di significato.

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